Crudele intermezzo tra tragedia personale e farsa collettiva...


Il primo breve studio presentato al Teatro delle Briciole di Parma alla fine del 2004 con il titolo “TRE SORELLE” liberamente ispirato a quella tristanzuola di Cenerentola e a quello sciagurato di suo padre generale, era nato un po’ per scherzo. Era un momento particolare, quello, per noi, c’erano stati parecchi cambiamenti.... non ultimo il nome della compagnia , da Teatro degli Auras a Blanca. E abbiamo deciso di raccontarlo quel momento, scandagliando i peggiori, sì, ma anche i migliori moti che agitavano le nostre anime. Una storia da raccontare l’avevamo, abbiamo aggiunto una fisarmonica, una tromba, un clarinetto, tre sedie e ci siamo messi a giocare sul serio.


L’abbiamo fatto spaziando liberamente dalla narrazione al musical, dal dramma al cabaret, da Cenerentola a Cechov (sempre tre sorelle sono anche le sue...) scoprendo che quest’ultimo aveva scritto il suo testo più noto, “tre sorelle” appunto, pensando di farne una farsa o almeno una commedia e non il dramma che vediamo da più di un secolo rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo. Al contrario la fiaba di Cenerentola si è rivelata come una tragedia. Una storia crudele di dita tagliate, calcagni mozzati,  occhi cavati. Niente è mai solo quello che sembra...non c’è più spazio per gli archetipi...il bene, il male...difficile distinguere. Non impossibile.


“Tres” non ha nessuna pretesa di rivelare chi ha ragione, chi sia più “giusto”. Racconta semplicemente, nel linguaggio diretto e crudo imparato dai bambini, la doppiezza degli adulti, la nostra ipocrisia, il nostro insanabile senso di colpa. Ma Cenerentola è la fiaba “dei limiti”, del desiderio prima e della necessità poi di superarli, di modificare la nostra condizione avendo il coraggio di uscire dal sentiero segnato dai nostri padri, dalle nostre madri. La rassegnazione è meravigliosamente bandita e a qualunque costo si procede, passo dopo passo, verso il sogno!


Ci scusiamo con Cechov per averlo spudoratamente usato come spunto per cercare di raccontare quel momento preciso in cui la generosità, la libertà, l’audacia intellettuale e morale si incontra con il penoso, il ridicolo, il meschino.


Ci scusiamo con i bambini perché oltre ad esserci impossessati di una delle loro fiabe più amate non le siamo stati neppure fedeli in tutto e per tutto ma certi particolari, certe sottigliezze, noi adulti non abbiamo più il cuore per coglierle.